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siamo uomini o giornalisti?

In in classe on February 16, 2011 at 12:57 pm

Sappiamo tutti che siamo a scuola solo perché un contratto da praticante, ormai, è un miraggio. Ma da quando siamo qui cercano di convincerci che abbiamo una grande opportunità perché a scuola abbiamo la possibilità di imparare tutto invece, in una qualsiasi redazione, impareremmo “solo” come si lavora lì. Non solo: qui abbiamo professori di diversa estrazione culturale (sarebbe contento il cda rai…), nessuna linea politica da rispettare. Senza contare l’enorme fortuna di avere un editore (l’università di Milano) che non ha interessi economici così invasivi da condizionare quello che scriviamo. Dovremmo imparare a fare l’informazione con la I maiuscola: libera, indipendente.

Sempre qui ci hanno insegnato che “le interviste sono di tre tipi: in piedi, in ginocchio e sdraiate”. Aggiungo io: ci si può sdraiare nei confronti dell’intervistato, ma ci si può sdraiare anche nei confronti di altri poteri, evitando di fare domande che provocherebbero risposte scomode o pericolose per quei poteri. Oppure ci si può sdraiare quando si mette in pagina l’intervista, approfittando dell’editing per occultare le opinioni più controverse. In questo caso, avrei fatto bene il mio mestiere? È più importante riportare il pensiero e le opinioni dell’intervistato, insinuare dei dubbi, far sorgere un dibattito o chinare la testa di fronte ai timori della testata? La Cassazione si è letta la nostra Costituzione e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo ed è arrivata alla conclusione che i giornalisti abbiano il diritto non solo di informare, ma anche di criticare:

La libertà di manifestazione del pensiero garantita dall’art. 21 Cost. come dall’art. 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee o critiche su temi d’interesse pubblico, dunque soprattutto sui modi d’esercizio del potere qualunque esso sia […] All’interno delle società democratiche deve di conseguenza riconoscersi alla stampa e ai mass media il ruolo di fori privilegiati per la divulgazione extra moenia dei temi agitati all’interno delle Assemblee rappresentative e per il dibattito in genere su materie di pubblico interesse

[Cassazione penale, sez. V, n.25138 del 2 luglio 2007]

Quindi? Quindi una testata che ha così tanta paura di una querela per diffamazione (che, per inciso, non è detto che dia luogo a un risarcimento. Soprattutto se nell’articolo non sono fatti nomi puntuali e se le posizioni espresse hanno un fondamento di verità) forse dovrebbe evitare di accettare un’intervista a Nando Della Chiesa. Forse si poteva immaginare prima di andarlo ad intervistare che Nando Dalla Chiesa avrebbe ripetuto quello che ha già sostenuto in più sedi, tra cui il suo ultimo libro. Forse non ci si può scandalizzare se Nando Dalla Chiesa ipotizza rapporti tra l’ndrangheta e le amministrazioni leghiste in Lombardia.

Ma (da neofita entusiasta, lo riconosco) ho sicuramente il diritto di scandalizzarmi se il desk chiede a una mia collega di censurare le opinioni di Nando Dalla Chiesa.

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  1. eilà, esco dagli stessi tunnel, appena ho un po’ di tempo ti rispondo con più sostanza…ma che scuola frequenti, se posso?

  2. La cinica in me commenterebbe che, quindi, vi insegnano cose che non potrete mai applicare nella realtà, perché nella realtà non esistono editori che non fanno pressioni. Ma la cinica in me è una gran brutta persona, meglio ignorarla…

  3. Grane, grande, grande Eleonora. Perché non si può sempre scherzare con l’autocensura. Non se si passano passano 8 ore del giorno a sostenere esattamente il contrario di quello che si fa.

    Se non siamo liberi ora, quando?

  4. io adoro la cinica che è in te, ale.
    applausi a scena aperta per gabri ;)

  5. Tendenzialmente nessuno dei due.
    (rispondo al titolo del post)

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