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pluralismo al singolare

In newz on February 17, 2011 at 3:26 pm

Riassunto delle puntate precedenti: la maggioranza del Pdl che siede nel consiglio di vigilanza Rai settimana scorsa ha presentato quello che, con indubbia ironia, ha definito “atto di indirizzo sul pluralismo informativo“. Questi i punti più rilevanti:

[principio di ridondanza] è opportuno che i temi prevalenti di attualità o di politica trattati da un programma non costituiscano oggetto di approfondimento di altri programmi, anche di altre reti, per gli otto giorni successivi

[norma contra personam – Gabanelli] il conduttore è sempre responsabile dell’attendibilità e della qualità delle fonti e delle notizie sollevando la Rai da responsabilità civili e/o penali”

[la tv buona] il servizio pubblico deve rappresentare il Paese reale, non le élites culturali né i cosiddetti poteri forti – e – la Rai studi e sperimenti format di approfondimento giornalistico innovativi che prevedano anche la presenza in studio di due conduttori di diversa estrazione culturale

[norma contra personam – Santoro] divieto per chi ha ricoperto ruoli politici nazionali di condurre programmi di approfondimento del servizio pubblico

Qualcuno nel Pdl dev’essersi ricordato del polverone che può riuscire a sollevare Santoro, così ieri hanno presentato una nuova bozza. “Più morbida” è stato il commento di vari quotidiani. Nella nuova bozza è stata modificata la norma che colpiva platealmente il conduttore di Annozero: chi ha fatto politica non può fare informazione in tv, ma solo per due anni. Santoro non è più europarlamentare da più di due anni, quindi può restare al suo posto (mi domando che faccia avrà fatto Silvio). Poi si devono essere accorti che, così com’era, il principio di ridondanza avrebbe anche impedito a Vespa o Paragone di rispondere a quei comunisti di Floris e Travaglio [glom!] quindi via. Non ce n’è più traccia.

Per ribilanciare la situazione, hanno inserito un’altra deliziosa norma ad personam:

per quanto riguarda i notiziari, deve essere preservata la possibilità per il direttore di esprimere opinioni personali, a patto che siano distinte dalle notizie

Vi viene per caso in mente un conduttore Rai che ha la simpatica abitudine di chiudere i servizi sulla politica con un editoriale? Ma quel che vale per i tg, non vale per il resto del palinsesto. In particolare non vale per i programmi di satira o varietà, per i quali si prevede che

è indispensabile garantire, laddove il format della trasmissione prevede l’intervento di un opinionista a sostegno di una tesi, uno spazio adeguato anche alla rappresentazione di altre sensibilità culturali

Il filo conduttore di questo documento pare essere, insomma, che il pluralismo non deve essere garantito nel grande panorama dell’informazione, ma in ogni singolo programma. Pluralismo idot-proof. Il telespettatore non ha internet. Il telespettatore non legge. Quindi se Iacona gli dice che una cosa funziona in un certo modo, non ha nessun mezzo per verificare poi, da solo, se e quanto quello che gli hanno raccontato è vero. Per tutelarlo, mentre Floris gli spiega che l’economia italiana è stagnante da prima della crisi mondiale, deve esserci qualcuno in studio che urlando sopra le parole di Floris possa impedire che il telespettatore ascolti quei dati “fuorvianti”.

Nessuno ha spiegato a questi signori che pluralismo significa che io posso scegliere cosa guardare e posso formarmi delle opinioni vedendo programmi diversi, trasmessi da reti con proprietari diversi, che mi spaccino informazioni convenienti per gruppi di potere diversi. E, facendo la tara, posso decidere cosa prendere per buono o meno. Oppure leggere, navigare in internet, confrontarmi con punti di vista che non provengono per forza dal piccolo schermo.

Ah ecco, televisioni con proprietari diversi. Sapevo che mi stava sfuggendo qualcosa.

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  1. “Il telespettatore non ha internet. Il telespettatore non legge.”
    Ele questa è la realtà…

  2. andre quei telespettatori guardano il grande fratello. non penserai davvero che qualcuno che non legge guardi annozero e ballarò, suvvia

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