la ele

in difesa di cosa?

In pensandoci su on March 8, 2011 at 5:36 pm

La notizia è che il tribunale di Roma ha imposto la reintegrazione della Ferrario alla conduzione del Tg1. Nel clima attuale in cui vive l’informazione in Italia è genericamente una buona notizia, perché sancisce che Minzolini non ha spostato la Ferrario per “esigenze organizzative” ma per una “volontà ritorsiva” nei confronti della critica espressa dalla giornalista rispetto alla linea editoriale. Un comportamento illegittimo insomma. Illegittimità che non è denunciata dalla sinistra pignola, ma che ora è stata sanzionata dal tribunale. E, si spera, che spinga finalmente i vertici Rai a fare qualcosa nei confronti di un direttore e di un telegiornale che ormai da troppo tempo sono una caricatura dell’informazione.

Detto questo, però, non mi sembra una buona notizia il fatto che la Ferrario rivendichi il diritto di tornare a fare la conduttrice del Tg1. I giornalisti sono gli unici professionisti che hanno il diritto di dare le dimissioni se non sono d’accordo con le idee del loro capo. È un vero e proprio diritto, sancito dall’art. 32 del contratto nazionale, che prevede tanto di indennità. Quindi, se non sei un precario che fa fatica a tirare a fine mese, ma sei una giornalista non solo con un contratto a tempo indeterminato (e basterebbe questo) ma per di più famosa e affermata (che non farà nessuna fatica a trovare altri contratti) sei nella posizione migliore per lanciare un segnale serio. Non sei d’accordo con la linea editoriale? Lo dici. Lo fai presente in Cdr, solleciti una mobilitazione. La linea editoriale non cambia? Ti dimetti.

Non ha senso voler tornare in una testata di cui non condividi le idee. Il Tg1 non è cambiato dall’anno scorso (forse, in peggio) e tornando al Tg1, finché non cambia il direttore, dovrebbe continuare a leggere le stesse notizie. In che modo questo può contribuire alla libertà dell’informazione?

Il fatto che una giornalista radicata nello stesso posto da 28 anni voglia continuare ad occupare a tutti i costi lo stesso posto mi ricorda di più i parlamentari attaccati alla poltrona piuttosto che i paladini della libera informazione.

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