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quorum da paura

In pensandoci su on March 16, 2011 at 5:44 pm

Il battito d’ali di una farfalla in Cina può provocare un uragano a New York? E un terremoto in Giappone può far raggiungere il quorum in Italia il 12 giugno. La paura da sempre è il miglior mezzo per mobilitare le masse e spostare le opinioni. Il successo della Lega è solo l’ultimo di molti esempi. Per carità, non sono così cinica: meglio se non fosse successo niente. Ma visto che ormai è successo, cogliamo almeno l’unico aspetto positivo. Cioè che la paura di una catastrofe nucleare porterà alle urne un sacco di gente che, già che è lì, potrebbe votare anche per il referendum per l’acqua pubblica (vanificando gli sforzi di chi ha deciso di scorporare il voto del referendum da quello per le amministrative, en passant)

E la paura fa paura. Fa paura a tutti quelli che negli ultimi mesi hanno cercato di convincerci che il ritorno al nucleare fosse non solo una grande idea, ma che addirittura fosse necessario per garantirci l’approvvigionamento energetico. Messi con le spalle al muro da quello che sta rischiando il Giappone, non hanno trovato di meglio che cercare di far venire a noi paura della nostra paura. Ferrara lunedì sera su Rai1 e Panebianco oggi sul Corriere ci hanno detto che la paura va tenuta sotto controllo. Che non si possono prendere decisioni così importanti spinti dall’onda emotiva creata dalla paura, come era già successo nell’87 dopo l’incidente di Chernobyl. E tutto il discorso sul nucleare si sta ormai polarizzando sulla probabilità che si verifichi un incidente e se sia giusto o meno accettare dei rischi a fronte dei vantaggi che deriverebbero dall’utilizzo dell’energia nucleare.

Un discorso pazzesco. Perché il rischio di un incidente è solo l’ultimo dei problemi che deriva dalla costruzione di una centrale nucleare. I motivi per cui sarebbe una pessima idea ricorrere al nucleare in Italia sono tanti, e sono altri e sono razionali. Non hanno ulla a che vedere con la paura. Eccone alcuni a mo’ di promemoria, prima che a qualcuno venga voglia di dimostrare il suo “coraggio” proprio il 12 giugno:

  • non è vero che garantirebbe indipendenza energetica. In Italia non c’è un grammo di uranio quindi, esattamente come ora importiamo petrolio e gas, dovremmo importare uranio;
  • le riserve di uranio non sono infinite. Si calcola che i giacimenti mondiali si esauriranno entro 50 anni (periodo destinato a ridursi qualora venissero construite nuove centrali e, di conseguenza, aumentasse il consumo attuale). Considerando che la vita media di una centrale è di 40 anni, e che per costruirla ne servirebbero dai 5 ai 10, si rischia di investire miliardi di euro in impianti che rimarrebbero senza combustibile;
  • come dicevo qui sopra, servono dai cinque ai dieci anni per costruire una centrale (tempi calcolati, tra l’altro, in Paesi molto più efficienti dell’Italia). Quindi tutti quelli che prospettano il nucleare come alternativa al petrolio per evitare i rialzi dei prezzi dovuti alle rivolte in Medio Oriente mentono sapendo (spero) di mentire;
  • il nucleare potrebbe anche essere più economico nella fase di produzione, ma i costi reali si sapranno solo quando si sarà trovato il modo di rendere innocue le scorie. Nonostante si parli di centrali di terza e quarta generazione tutte continuano a produrre scorie, che nessuno saprebbe dove mettere in Italia. Per sapere quanto costa davvero produrre un Kwh di energia nucleare dovremo aspettare di aver smaltito il primo Kg di uranio. Il che si verificherà, come ricorda ad ogni occasione Mario Tozzi, tra 30mila anni. E proprio per questo motivo Moody’s stima che l’energia nucleare abbia un costo del 21% più alto rispetto a quella eolica e del 26% più alto rispetto al gas.
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