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black government

In giornalismi on July 4, 2011 at 4:50 pm

Ieri verso l’ora di pranzo Sky ha annunciato che erano stati avvistati dei black bloc infiltrati tra i manifestanti che sfilavano contro la Tav in Val di Susa. Se per black bloc si intende un personaggio esterno che non condivide le motivazioni della protesta e si infila nel corteo al solo scopo di provocare polizia e carabinieri e far esplodere le violenze, devono spiegarmi come hanno individuato i black bloc infiltrati. Quali sono i segni particolari di un black bloc? Quali caratteristiche lo distiguono da un giovane dei centri sociali? (un’altra locuzione adorata e abusata dai giornalisti)

Con il piombo versato oggi sulle pagine dei giornali per tracciare la distinzione tra i buoni manifestanti pacifici e i cattivi provocatori si potrebbero forgiare abbastanza proiettili per rifornire un bastimento di narcotrafficanti messicani. Facendo un giro sui social network l’impressione è un po’ diversa. Si scopre, ad esempio, che molti dei manifestanti che ieri si sono presi un lacrimogeno in testa, o sulla spalla, o sulle gambe, si sono beccati anche le manganellate a Roma lo scorso 14 dicembre. Gli organizzatori del movimento no Tav ammettono che anche la gente della valle, dopo 22 anni di proteste contro un’opera inutile e dannosa, ieri era parecchio incazzata. Sono molte le voci che rivendicano quella battaglia, che la definiscono l’esplosione della rabbia popolare. La gente che non ha più niente da perdere reagisce, non necessariamente in modo razionale.

Naturalmente non tutti quelli che hanno partecipato alla manifestazione sono stati anche protagonisti delle violenze. Non credo neppure che sia un modo costruttivo per far valere le proprie ragioni. Ma credo che non ci si potesse aspettare niente di diverso.

Quelli che ci governano ora sono gli stessi che nel 2002, dopo che Cofferati aveva riunito 3 milioni di persone al Circo Massimo per protestare contro l’abolizione dell’art. 18, avevano dichiarato che non gli importava nulla dei cortei, loro sarebbero andati avanti per la loro strada. L’art. 18 è ancora lì, ma i giovani che possono invocarlo sono pochi, pochissimi. Tutti gli altri erano a Roma il 14 dicembre, e si sono incazzati quando gli hanno scippato di nuovo il futuro. Sono bastate le promesse di qualche nuova poltrona per far saltar fuori dal cilindro i responsabili.

Un cilindro che sembra senza fondo. E tutti quelli che non sono più disposti ad aspettare che si esaurisca da solo erano ieri in Val di Susa.

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