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Archive for the ‘paris’ Category

smarchettami tutta

In giornalismi, paris on June 4, 2012 at 11:44 am

Mi trasferisco qui per un po’.

Venite a leggermi!

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Ma in Francia non ci sono le associazioni dei consumatori?

In paris on June 1, 2012 at 9:42 am

Alla fine, non sono andata a vivere sotto i ponti (ma solo perché sono abitati anche quelli). Con il fondamentale contributo di un altro italiano – e di un’enorme botta di culo – ho co-affittato un appartamento, a due passi dal confine nord-est della città.

Una volta trovata la casa, la mia prima preoccupazione è stata dotarla di una connessione internet. Mi sono informata, ho trovato l’abbonamento che avrei voluto attivare, sono andata a comprare la clé 3G, cioè la chiave usb per connettersi a internet. Mancava solo l’abbonamento.
Vado in un negozio della compagnia che ho scelto. Su tre commessi una sta inviando sms e l’altra si sta facendo le unghie, ma l’unico che si occupa di internet (così mi dicono) è occupato con un altro cliente. Aspetto il mio turno e finalmente annuncio di voler attivare l’abbonamento per navigare in rete. Il dialogo scatenato dalla mia richiesta ha del surreale:

“Ma noi non vendiamo le ricariche. Deve comprare la ricarica in tabaccheria”
“Sì ma io non ho ancora l’abbonamento. Devo attivarlo. Come faccio a ricaricare una chiave internet se non posso connettermi a internet?”

Per tutta risposta, mi mostra lo scontrino con il codice di ricarica per il cellulare e mi spiega come si usa. Io:

“Sì, ma io devo connettermi a internet. E basta. Non ho un abbonamento per il cellulare, non ho nemmeno un numero di cellulare”
“Per forza non le hanno dato il numero di cellulare, quella è una chiave per connettersi a internet”
“Appunto. Come faccio ad attivare l’abbonamento?”
“Serve il numero di cellulare”
“Ma qui non c’è nessun numero” (e tiro fuori tutti gli incartamenti che mi hanno dato insieme alla clé 3G)
“Allora deve tornare dove l’ha comprata, e chiedere il numero”
“È dall’altra parte della città, non ho tempo oggi. Non potete darmi voi una scheda nuova su cui attivare l’abbonamento?”
“No”
“Perché no?”
“Costa 10 euro”
“Ve la pago. Io ho bisogno l’abbonamento”
“No. Deve tornare dove le hanno venduto la chiave”

Quel giorno ho scoperto di aver imparato le parolacce in francese.
Non posso far altro che tornarmene a casa insieme alla mia voglia di strozzare il commesso. Provo per curiosità a connettere la clé 3G al pc. Indovinate? Si connette. All’apposita pagina della compagna dove ti chiedono il numero della carta di credito per sottoscrivere e attivare un abbonamento. Sono riuscita ad avere internet, ma mi è rimasta una domanda: com’è possibile che nessuno dei tre commessi sapesse come funzionano le chiavette che vendono? E, se lo sapevano: perché non me l’hanno detto?

A 900 km da Macao

In paris, pensandoci su on May 30, 2012 at 10:45 pm

Bandiere arancioni, palloncini arancioni, droga in città: Giuliano Pisapia è il nuovo sindaco di Amsterdam [Spinoza.it

Oggi fa un anno esatto che, se siete milanesi come me, respirate meglio. E non è un modo di dire: grazie all’Area C introdotta dalla giunta Pisapia il pm10 è sceso del 19% (-61% rispetto al 2008). Un bel numero da sventolare contro tutti i fantasmi che minacciano questa amministrazione. Si è cominciato quasi subito, con il bisticcio su Expo tra il sindaco e Boeri. Poi l’area C, appunto: per lasciare quattro suv fuori dalla cerchia delle mura si è portata dietro un tir di lamentele. E poi la linea rossa, che si ferma una mattina sì e l’altra pure per i test di collaudo del nuovo sistema di segnalamento. E poi… Macao.

Macao? Ma quelli che hanno occupato Macao non sono gli stessi che hanno passato le primarie a far campagna per Pisapia? (sì, in gran parte) Ma non sono gli stessi che hanno rimesso piede nelle urne apposta per votare un sindaco che non fosse espressione del Pd? (idem) E allora? Allora chi sono? Allora cosa vogliono? Allora cosa propongono?

Come ha detto Marco Travaglio (riferendosi, in quel caso, alle sentenze che hanno assolto Andreotti e Berlusconi): è come se vostro figlio portasse a casa una pagella piena di 3 e di 4 e in fondo ci fosse scritto “promosso”. Tutti gli articoli, i post, le analisi e i commenti che ho letto su Macao fanno lo stesso effetto. Si aprono con qualcosa di simile a “finalmente, ci voleva un’esperienza così a Milano” e si chiudono con “nonostante tutto sono riusciti ad imporre un problema”. In mezzo è tutto un fiorire di “ma” e di condizionali, di critiche nemmeno troppo sussurrate e di consigli. Sul “problema” che avrebbero posto, poi, ci sono tante versioni almeno quanti sono gli interventi.

Macao visto da qui è un gran casino di teste, di persone, di voglie disorganizzate. Macao visto da qui è un coacervo di opinioni che sgomitano per farsi sentire. Macao visto da qui è il solito mondo della sinistra alternativa milanese che, per una volta, si è mossa tutta insieme. Dimenticandosi di mettersi d’accordo su dove andare.

Ma Macao visto da qui è anche tanti giovani. Ed è inevitabile fare il confronto con gli autonomi parigini. Proprio questa settimana si svolge il Festival des Resistances et des Alternatives à Paris. Una roba che i miei contatti Facebook che hanno partecipato a Macao non vorrebbero perdersi per niente al mondo: decrescita, energia sostenibile, alternative anarchiche al capitalismo e ai governi autoritari, cancellazione del debito… e chi più ne ha più ne metta. Sto partecipando almeno a un incontro al giorno e devo ammettere che ci sono sempre almeno una quarantina di persone. Sempre le stesse – e, fin qui, non ci sarebbe nessuna differenza rispetto a Milano. Peccato che a Parigi il più giovane abbia cinquant’anni. Si chiamano per soprannome, quando qualcuno interviene gli altri sanno già cosa sta per dire. È una vita che si parlano addosso e non si sono ancora stancati.

I ragazzi che hanno la stessa età di quelli di Macao non vengono al Frap. Sono in strada a volantinare per le legislative, ben inseriti nel “sistema”. Magari stanno facendo uno stage o aspettano una chiamata dall’ufficio di collocamento, ma tutto sommato credono che questo “sistema” possa garantirgli un futuro.

Non ho ancora deciso se è triste che noi – i giovani italiani – siamo talmente disillusi da aggrapparci ad ideali vecchi di trent’anni; o se è triste che i giovani francesi siano talmente rassegnati da non inseguire più il sogno di una società diversa.

Cerco casa disperatamente

In paris on May 29, 2012 at 6:40 pm

Quindi sono a Parigi e devo trovare casa. È inevitabile. Ed è un incubo. Lo so, mica solo a Parigi. Ma a Parigi è peggio. Sento già i mugolii di disapprovazione di chi mi sta leggendo, e sta “cercando casa disperatamente” in un’altra città. Fidatevi. È peggio.

Qui ti può essere offerta una stanza (una cella?) di un metro e mezzo per un metro, senza finestre. Qui, due proprietari su due con cui ti sei messa d’accordo per trasferirti da loro il primo del mese possono disdire rispettivamente tre giorni prima e il giorno stesso: “Mi dispiace, la camera è disponibile il mese prossimo”. E qui, la ricerca di un posto dove vivere diventa occasione per conoscere una simpatica galleria di personaggi: dal coinquilino che ti affitta l’unica camera di casa sua perché “Tanto io mi addormento sempre sul divano in sala mentre guardo la televisione”; alla vispa settantenne che, dopo aver affittato tutte le cinque stanze rimaste vuote dell’appartamento dove abita da una vita, cerca di convincere te a dormire nel suo salotto (per la modica cifra di 500€ al mese).

C’è una spiegazione quasi scientifica all’esasperante mercato parigino degli affitti. Milano ha una superficie di 181,76 chilometri quadrati, e 1.342.337 abitanti. Fa 7.385,22 abitanti per chilometro quadrato. Parigi si estende solo su 105,4 chilometri quadrati, con una popolazione di 2.211.297: significa 20.980,05 persone per chilometro quadro. Quasi il triplo. Parigi vince (o meglio, perde) il confronto con tutte le grandi capitali europee: Londra ha una densità di 4.977,55 abitanti per chilometro quadrato, Berlino 3.892,76, Roma 2.165,48.

Ecco perché qui è possibile leggere annunci di vendita del tipo: “Parigi (75016). Camera 7,55 m², quinto piano senza ascensore, 93.000 €”. Vi risparmio il conto: sono 12.318 €/m². E, se ve lo steste chiedendo, non è in pieno centro. Il codice postale indica che lo studio (come chiamano qui i monolocali) è nel 16mo arrondissement. Guardate voi dove si trova.

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